{"id":363,"date":"2022-02-16T16:54:33","date_gmt":"2022-02-16T15:54:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.ceccato.org\/?p=363"},"modified":"2022-03-04T21:59:28","modified_gmt":"2022-03-04T20:59:28","slug":"umberto-cibien-il-mio-amico-fraterno","status":"publish","type":"post","link":"http:\/\/www.ceccato.org\/?p=363","title":{"rendered":"Omaggio a Umberto Cibien: il mio amico fraterno"},"content":{"rendered":"\n<p><\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-large is-style-rounded\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"1021\" height=\"1024\" src=\"http:\/\/www.ceccato.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Umberto-1021x1024.jpg\" alt=\"\" class=\"wp-image-364\" srcset=\"http:\/\/www.ceccato.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Umberto-1021x1024.jpg 1021w, http:\/\/www.ceccato.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Umberto-300x300.jpg 300w, http:\/\/www.ceccato.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Umberto-150x150.jpg 150w, http:\/\/www.ceccato.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Umberto-768x770.jpg 768w, http:\/\/www.ceccato.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Umberto-1531x1536.jpg 1531w, http:\/\/www.ceccato.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Umberto-100x100.jpg 100w, http:\/\/www.ceccato.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Umberto.jpg 1582w\" sizes=\"(max-width: 767px) 89vw, (max-width: 1000px) 54vw, (max-width: 1071px) 543px, 580px\" \/><figcaption>Umberto Cibien<\/figcaption><\/figure>\n\n\n\n<p>Voglio ricordarti cos\u00ec, come quando eravamo giovani e forti, quando le nostre menti viaggiavano alla velocit\u00e0 della luce su teorie delle quali solo in poche persone al mondo sono state in grado di compiere le nostre evoluzioni! Come acrobati eravamo in grado di far compiere alle nostre intelligenze dei voli sui pi\u00f9 complicati concetti, come anime gemelle giocavamo sui campi della conoscenza! Adesso hai calcolato con estrema precisione l&#8217;integrale della gaussiana della parte concernete la tua permanenza su questo pianeta, lo hai fatto per liberarti in una geodetica esistenziale dove neanche i limiti della libert\u00e0 saranno in grado di contenere il tuo spirito. Sarai sempre con me, nella mia mente e nel mio cuore. Adesso \u00e8 grande il mio dolore, ma lo sapr\u00f2 superare! Torneremo ancora a giocare! Ciao Umberto Cibien!<\/p>\n\n\n\n<figure class=\"wp-block-image size-full\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"776\" height=\"420\" src=\"http:\/\/www.ceccato.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Aleph1.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-365\" srcset=\"http:\/\/www.ceccato.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Aleph1.png 776w, http:\/\/www.ceccato.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Aleph1-300x162.png 300w, http:\/\/www.ceccato.org\/wp-content\/uploads\/2022\/01\/Aleph1-768x416.png 768w\" sizes=\"(max-width: 767px) 89vw, (max-width: 1000px) 54vw, (max-width: 1071px) 543px, 580px\" \/><\/figure>\n\n\n\n<p>Hai scritto con lucida determinazione l&#8217;ultima equazione, lo hai fatto con un processo mentale di logica estrema, e con una facilit\u00e0 disarmante, applicando quanto espresso dalla &#8220;novacula Occami&#8221;, facendo esattamente ci\u00f2 che tutti si aspettavano che tu facessi, per dimostrare concretamente ci\u00f2 che tu sapevi benissimo era assurdo fare!<br>Hai applicato alla lettera, nella realt\u00e0 della vita quanto asserito dalla logica dialeteica del <strong><em>&#8220;Paradosso del diniego<\/em><\/strong>&#8220;.<br>Hai accettato una imposizione: \u00abAccettazione. Un soggetto dovrebbe accettare qualcosa se c\u2019\u00e8 una buona evidenza della sua verit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>Hai rifiutato al contempo l&#8217;imposizione stessa \u00abRifiuto(U): un soggetto dovrebbe rifiutare qualcosa se c\u2019\u00e8 una buona evidenza della sua non-verit\u00e0, a meno che ci sia anche una buona evidenza della sua verit\u00e0\u00bb<br>Hai voluto dimostrare l&#8217;incosnistenza delle verit\u00e0 scientifiche sbandierate dalla logica del potere.<br>Hai preso la locomotiva, quella che aveva costruito tuo padre, perfettamente funzionante anche se in miniatura, e la hai lanciata con con forza cieca di baleno su quel binario che ti avrebbe condotto a far superare ogni possibilit\u00e0 di interpretazione, sin anco all&#8217;ineffabilit\u00e0 di una possibile giustificazione degli eventi! E magari lo hai fatto cantando quella nostra canzone di tanti anni fa.<\/p>\n\n\n\n<p>Io sono ancora qui, a cantare &#8220;L&#8217;avvelenata&#8221; mentre cerco di capire cosa ancora mi resta da fare!<br>Di sicuro, ancora una volta, mi hai fatto meditare e lo hai fatto come solo tu sapevi fare, plasmando la realt\u00e0 con la teoria, come se fosse qualcosa di modellabile, come facevi con le tue creazioni, con gli &#8220;oggetti a cui davi forma! Cos\u00ec sono andato a rispolverare testi antichi e testi moderni, per cercare di capire il senso della poesia racchiusa nell&#8217;esistenza e ho trovato le equazioni, quelle che ti hanno portato a questa decisione!<br>&#8220;Nella storia della filosofia troviamo numerose teorie secondo le quali esistono cose aldil\u00e0 della nostra abilit\u00e0 di descrivere e concettualizzare; cose che sono ineffabili&#8221;.<br>Tuttavia, anche solo dire che ci sono cose di questo tipo \u00e8 un modo di descriverle\/concettualizzarle; \u00e8 un modo di parlarne. Dunque, si cade nella contraddizione.<br>Heidegger ritiene che l\u2019Essere sia coinvolto negli aspetti pi\u00f9 fondamentali della nostra vita quotidiana, tanto da affermare poeticamente che \u00abL\u2019essere \u00e8 l\u2019etere in cui l\u2019uomo respira\u00bb (M. Heidegger, Schelling. Il trattato del 1809 sull&#8217;essenza della libert\u00e0 umana).<br>L&#8217;Essere \u00e8 sia interpretabile come oggettivit\u00e0 fisica che metafisica, quindi non solo come interpretazione di &#8220;stato&#8221;: il concetto di Essere (met) \u00e8 semplicemente \u201cl\u2019essere un\u2019entit\u00e0\u201d di un\u2019entit\u00e0.<br>Usando \u00aboggetto\u00bb come sinonimo di \u00abentit\u00e0\u00bb, possiamo dire che l\u2019Essere (met) \u00e8 l\u2019oggettualit\u00e0 di un oggetto.<br>Quest\u2019idea \u00e8 stata interpretata a sua volta in due modi.<br>Nel primo caso, l\u2019Essere (met) viene concepito in termini di dipendenza metafisica: gli oggetti sono oggetti a causa dell\u2019Essere (met).<\/p>\n\n\n\n<p>In altre parole, \u201cl\u2019essere un\u2019entit\u00e0\u201d di ciascuna entit\u00e0 \u00e8 fondato nell\u2019Essere  (met) o, in maniera equivalente, \u00e8 metafisicamente dipendente dall\u2019Essere (met) dove \u00ab<strong>y <\/strong>\u00e8 fondato in <strong>x<\/strong>\u00bb \u2013 o \u00ab<strong>x<\/strong> dipende metafisicamente da <strong>y<\/strong>\u00bb \u2013 significa \u00ab<strong>x<\/strong> fa di\/rende <strong>y <\/strong>un\u2019entit\u00e0\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Nel secondo caso, invece, l\u2019Essere met viene spiegato facendo ricorso ad un\u2019analogia con Meinong.<br>In particolare, Priest sostiene che, come per l\u2019Aussersein di Meinong, l\u2019Essere (met) di Heidegger \u00e8 \u201cl\u2019essere un\u2019entit\u00e0\u201d di un\u2019entit\u00e0, a prescindere dal suo statuto ontologico.<br>Allargando ulteriormente questa analogia, Priest sostiene che l\u2019Essere (met) equivale all\u2019avere Sosein, ovvero, nei termini di Meinong, a possedere delle propriet\u00e0.<br>Dato che qualcosa ha Essere (met) se e solo se \u00e8 un oggetto e dato che, almeno nella prospettiva di Meinong, qualcosa \u00e8 un oggetto se e solo se ha delle propriet\u00e0, allora qualcosa ha Essere (met) se e solo se possiede delle propriet\u00e0.<br>Seguendo McDaniel (2016, 2017), il senso generico in cui tutte le entit\u00e0 hanno Essere (met) pu\u00f2 essere espresso da una quantificazione non ristretta, mentre uno specifico modo dell\u2019Essere met corrisponde ad una quantificazione ristretta il cui dominio \u00e8 una sottoclasse propria del dominio della quantificazione non ristretta. Inoltre, ogni quantificatore ristretto varia su tutte e sole quelle entit\u00e0 che condividono lo stesso modo dell\u2019Essere (met).<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo Moore (2012)., la metafisica \u00e8 da intendersi come il tentativo pi\u00f9 generale di dare senso alle cose, e l\u2019Essere (met) di Heidegger \u00e8 esattamente ci\u00f2 che ci permette di farlo.<br>Inoltre, \u00e8 importante specificare che, secondo Moore, quella di \u201c<strong>senso<\/strong>\u201d \u00e8 una nozione vaga che pu\u00f2 stare per \u00abil significato di qualcosa, lo scopo di qualcosa, o la spiegazione di qualcosa\u00bb (A. Moore, The Evolution of Modern Metaphysics: Making Sense of Things, Cambridge University Press, 2012, p. 5).<br>Infatti, quando l\u2019Essere (met) viene inteso come intelligibilit\u00e0, esso d\u00e0 senso al fatto che le entit\u00e0 sono intelligibili. <\/p>\n\n\n\n<p>Quando l\u2019Essere met \u00e8 inteso come l\u2019oggettualit\u00e0 di un oggetto, esso d\u00e0 senso al fatto che gli oggetti sono oggetti. Infine, quando l\u2019Essere (met) \u00e8 inteso come modi dell\u2019essere, esso d\u00e0 senso al fatto che le entit\u00e0 sono in modi differenti.<\/p>\n\n\n\n<p>Dunque, qualsiasi cosa sia l\u2019Essere (met) , esso non \u00e8 un\u2019entit\u00e0.<br>Secondo questa visione, anche conosciuta come tesi della \u201cdifferenza ontologica\u201d, l\u2019Essere (met) non pu\u00f2 essere una sedia, una stella, un numero o una qualsiasi altra entit\u00e0, poich\u00e9 esso \u00e8 puramente trascendente: l\u2019Essere (met) trascende il reame antico, ovvero l\u2019insieme di tutte le entit\u00e0.<br>Quindi &#8220;L\u2019essere&#8221;, in quanto tema fondamentale della filosofia, non \u00e8 un genere dell\u2019ente, e tuttavia riguarda ogni ente.<br>La sua \u00abuniversalit\u00e0\u00bb \u00e8 da ricercarsi pi\u00f9 in alto.<br>L\u2019essere e la struttura dell\u2019essere si trovano al di sopra di ogni ente e di ogni determinazione possibile di un ente. <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019essere \u00e8 il transcendens puro e semplice.<br>(Heidegger, Essere e tempo, cit., p. 54).<\/p>\n\n\n\n<p><br>Egli per\u00f2 ritiene che un\u2019asserzione trasmetta contenuto solo quando \u00e8 in grado di indicare le caratteristiche dell\u2019entit\u00e0 di cui parla.<br>Ora, il modo con cui abbiamo a che fare con le entit\u00e0 quando ne parliamo tramite asserzioni \u00e8 molto astratto, basti pensare ai concetti di &#8220;Entit\u00e0 trascendentali&#8221;.<br>Il parlare, che \u00e8 un atto intenzionale, \u00e8 sempre diretto verso un\u2019entit\u00e0 perch\u00e9 tutte le attivit\u00e0 intenzionali sono dirette verso entit\u00e0, ovvero verso gli oggetti dell\u2019intenzione.<br>L\u2019Essere (met) non \u00e8 un\u2019entit\u00e0 e, siccome parlare \u00e8 sempre parlare di un\u2019entit\u00e0, allora non \u00e8 possibile parlare dell\u2019Essere (met).<\/p>\n\n\n\n<p>Tuttavia, noi ne parliamo, pertanto, l\u2019Essere (met) deve essere un\u2019entit\u00e0.<br>La situazione che si ottiene \u00e8 rappresentata in modo chiaro dal seguente argomento:<\/p>\n\n\n\n<p><br>[1] L\u2019Essere met non \u00e8 un\u2019entit\u00e0<br>[2] Tutto ci\u00f2 di cui parliamo \u00e8 un\u2019entit\u00e0<br>[3] Noi parliamo dell\u2019Essere met<br>[C] L\u2019Essere met non \u00e8 un\u2019entit\u00e0 e l\u2019Essere met \u00e8 un\u2019entit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p>La premessa [1] corrisponde alla tesi della differenza ontologica.<br>La premessa [2] cattura l\u2019idea di Heidegger secondo cui ogni volta che parliamo di qualcosa parliamo di un\u2019entit\u00e0.<br>La premessa [3] esprime l\u2019evidenza fenomenologica che di fatto noi parliamo dell\u2019Essere met .<br>Infine, da queste tre premesse segue correttamente che l\u2019Essere (met) non \u00e8 un\u2019entit\u00e0 e che, allo stesso tempo, lo \u00e8. Questa conclusione, [<strong>C<\/strong>], pu\u00f2 essere chiamata il \u201cparadosso dell\u2019Essere met \u201d.<\/p>\n\n\n\n<p>Non ha pi\u00f9 senso parlare di &#8220;Essere (met)&#8221;, con le accezzioni del linguaggio comune! In quanto stato temporale, Umberto \u00e8 stato, Umberto \u00e8, umberto sar\u00e0!<br>In altre parole, la proposizione \u00abEssere (met) \u00bb anche in questo caso \u00e8 indeterminata (non ha alcuna determinazione) ed \u00e8 determinata (possiede almeno una determinazione)! <em><strong>Umberto \u00e8 stato, \u00e8, e sar\u00e0!<\/strong><\/em><br>L\u2019evento, quello che Heidegger chiama (Ereignis) e questo evento in particolare, \u00e8 profondamente connesso alla questione del <strong>Seyn<\/strong>, poich\u00e9 \u00e8 \u00abla prima risposta alla domanda dell\u2019essere\u00bb<br><em><strong>Heidegger scrive che \u00abl\u2019estrema decisione [riguarda la] verit\u00e0 dell\u2019Essere [Seyn]<\/strong><\/em>\u00bb (Heidegger, Contributi alla filosofia, cit., \u00a745).<br>Questa \u201cdecisione cruciale\u201d \u00e8 esattamente quella che determina l\u2019essere essenziale del Seyn, collegando l\u2019evento e il Da-sein.<br>Ma, allora, cosa riguarda questa scelta? Tra quali opzioni l\u2019essere umano dovrebbe decidere? L\u2019idea pi\u00f9 immediata \u00e8 che la decisione sia tra uno dei due congiunti della conclusione contraddittoria [<strong>C<\/strong>].<br>Per vedere perch\u00e9, ricordiamo che, secondo la conclusione [<strong>C<\/strong>], il Seyn non \u00e8 un\u2019entit\u00e0 (primo congiunto) ed \u00e8 un\u2019entit\u00e0 (secondo congiunto).<br>Se adottiamo <strong>PNC <\/strong>(Principio di Non Contraddizione), la conclusione [<strong>C<\/strong>] \u00e8 inaccettabile.<br>Quindi, sarebbe naturale pensare che, per evitare la contraddizione, l\u2019essere umano debba decidere tra una della due opzioni seguenti: o il Seyn non \u00e8 un\u2019entit\u00e0, o il Seyn \u00e8 un\u2019entit\u00e0. In questo caso, \u00abl\u2019essenza della decisione\u00bb \u00e8 intesa come la scelta tra \u00abl\u2019essere oppure [in modo esclusivo] il non-essere\u00bb dello stesso Seyn (Heidegger, Contributi alla filosofia, cit., \u00a720).<\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019essenza della decisione \u2013 essere o non essere \u2013 si pu\u00f2 determinare solo partendo dal suo presentarsi essenziale.<br>Decisione \u00e8 decisione nell&#8217;orizzonte di un aut-aut.<br>Ma con ci\u00f2 si anticipa il tratto che caratterizza la decisione come tale.<br>E&#8217; vero che niente e nessuno ci forza a compiere questa scelta.<br>L\u2019essere umano, come esercizio radicale di libert\u00e0, pu\u00f2 semplicemente decidere di non decidere.<br>Heidegger suggerisce che decidere di non decidere significa sostenere entrambi i congiunti contraddittori della conclusione [<strong>C<\/strong>].<br>In altre parole, secondo questo nuovo radicale inizio della filosofia, il <strong>Seyn<\/strong> diventa accessibile come risultato della decisione umana di accettare la sua natura inconsistente.<br>Nell&#8217;evento, ed in particolare in questo evento, il <strong><em>Seyn<\/em><\/strong> \u00e8 e non \u00e8; \u00e8 un\u2019entit\u00e0 e non \u00e8 un\u2019entit\u00e0.<br><strong>Il dialeteismo<\/strong> \u00e8 una visione certamente eterodossa ma che, se sviluppata sulla base delle risorse della moderna <strong><em>logica paraconsistente<\/em><\/strong>, diventa coerente e razionale, soprattutto nel caso venga applicata a situazioni come questa!<br><strong>Proprio per quanto sopra esposto anche in questo caso niente \u00e8, e niente potrebbe essere, letteralmente sia vero che falso!<\/strong><br>Popper osserv\u00f2, (1969) nella propria critica alla \u201c<strong>logica dialettica\u201d<\/strong> di Hegel e Marx, che argomentare contro chi accetta contraddizioni \u00e8 metodologicamente complicato.<br>Aristotele aveva sostenuto nella &#8220;Metafisica&#8221; che, quando qualcuno dice cose come \u00abPer qualche <strong>A<\/strong>,<strong> A<\/strong> e <strong>non-A<\/strong> sono entrambe vere\u00bb (il cattivo era, in quel caso, Eraclito), dovremmo chiederci se pensa veramente ci\u00f2 che dice.<br>Anche i seguaci contemporanei di Aristotele si chiedono se, quando dice cose simili, il dialeteista \u2013 cos\u00ec oggi chiamiamo chi accetta contraddizioni: cf. Berto (2007), Berto e Priest (2013) stia truccando il significato di \u00abnon\u00bb, o quello di \u00abvero\u00bb:<br>Quando i filosofi dibattono sul contenuto di concetti fondamentali, la discussione, com\u2019\u00e8 noto, va incontro a difficolt\u00e0 metodologiche.<br>Possiamo approcciare la questione mediante quel che \u00e8 stato chiamato il \u201cproblema dell\u2019esclusione\u201d per il dialeteista.<br>In bocca al dialeteista, <strong>~A<\/strong> pu\u00f2 non escludere <strong>A<\/strong>, dato che per lui sia <strong>A<\/strong> che <strong>~A<\/strong> possono esser veri.<br>Ache \u00ab<strong>A \u00e8 falso<\/strong>\u00bb o \u00ab<strong>A non \u00e8 vero<\/strong>\u00bb non sono di grande aiuto: potrebbero non escludere che A sia vero.<\/p>\n\n\n\n<p>Priest ha proposto un approccio pragmatico: <em><strong>il dialeteista pu\u00f2 escludere cose \u201crifiutandole\u201d.<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Io prospetto la possibilit\u00e0 che il dialettista sia anche in grado di accettare cose denegabili!<\/strong><\/em><br>Prendiamo comunque il rifiuto come lo stato che un soggetto, k, pu\u00f2 avere verso un enunciato \u2013 o piuttosto, verso la proposizione espressa.<br>Il rifiuto \u00e8 l\u2019opposto dell\u2019accettazione o credenza (o, di un grado di credenza al di sopra di un certo valore): che k rifiuti qualcosa vuol dire che k rigetta senz&#8217;altro la credenza corrispondente.<br>Gli atti linguistici che manifestano accettazione e rifiuto sono, rispettivamente, l\u2019asserzione e il diniego.<br>La coppia mentale e quella linguistica possono divergere in aspetti importanti, ma possiamo considerarle insieme per i nostri scopi. Prendiamo gli operatori pragmatici \u00ab<strong>\u22a2 k<\/strong> \u00bb e \u00ab<strong>\u22a3 k<\/strong> \u00bb (\u00ab<strong>k<\/strong> accetta\/asserisce (che)\u00bb, \u00ab<strong>k <\/strong>rigetta\/\u00e8 in diniego (che)\u00bb).<br>Ora, il rifiuto\/diniego vien spesso inteso come riducibile all\u2019accettazione\/asserzione della negazione via la cosiddetta riduzione di Frege-Geach:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(FG) \u22a3 k A = df \u22a2 k ~A.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>FG <\/strong>esprime la posizione dominante sulla connessione fra accettazione\/asserzione, rifiuto\/diniego, e negazione:<br>Negare un enunciato \u00e8 affermarne un altro, noto come la negazione o il contraddittorio del primo.<br>Dopotutto, il diniego \u00e8 semplicemente la credenza nella negazione di una proposizione<\/p>\n\n\n\n<p><em><strong>Supponiamo per\u00f2 che A sia una dialeteia.<\/strong><\/em><br>\u00c8 un principio fondamentale della razionalit\u00e0 che noi si debba accettare qualcosa quando abbiamo buona evidenza che sia vero.<br>Allora dobbiamo accettare<strong> ~A<\/strong> senza per questo rigettare <strong>A<\/strong>: se ci sono dialeteie, <strong>FG<\/strong> fallisce.<br>Ci\u00f2 rende difficile condurre ed esprimere le nostre discussioni su cosa si dovrebbe o non si dovrebbe escludere: rifiuto e diniego non ci consentono di dire tutto quel che ci occorre dire.<br>Se il rifiuto non precludesse l\u2019accettazione, ossia se k potesse accettare e rifiutare lo stesso enunciato, simul, sub eodem, saremmo al punto di partenza:<br><em>Chi rifiuta A non pu\u00f2 accettarlo<\/em> allo stesso tempo pi\u00f9 di quanto una persona possa simultaneamente prendere e perdere un autobus, o vincere e perdere una partita a scacchi.<br>Un altro strumento a volte proposto come dispositivo per esprimere l\u2019esclusione \u00e8 arrow-falsum, <strong>\u2192 \u22a5 <\/strong>, dove <strong>\u2192 <\/strong>\u00e8 un condizionale che supporta il modus ponens e <strong>\u22a5<\/strong> \u00e8 o implica qualcosa di inaccettabile anche per il dialeteista.<br>Sia <strong>Tr<\/strong> un predicato di verit\u00e0 trasparente per il linguaggio in questione, ossia tale che per ogni A, <strong>Tr\u3008A<\/strong>\u3009 e A (dove \u3008<strong>A<\/strong>\u3009 \u00e8 il nome di A) sono sostituibili in tutti i contesti (non opachi).<\/p>\n\n\n\n<p>Secondo la teoria di Beall (2009) (chiamata <strong>BXTT <\/strong>= Teoria della verit\u00e0 Trasparenteed in particolare nella semantica della logica paraconsistente-dialeteica di base <strong>LP<\/strong>, arricchita con un <strong>\u2192<\/strong> che supporta il <em>modus ponens<\/em>, possiamo prendere <strong>Tr<\/strong> come governato dalle regole di introduzione ed eliminazione:<br><strong>(T-In) A \u22a8 Tr\u3008A\u3009<br>(T-Out) Tr\u3008A\u3009 \u22a8 A.<\/strong><br>Ora, supponiamo che <strong>\u22a5 = (\u2200)xTr(x).<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il dialeteista potrebbe tentare di escludere <strong>A<\/strong> asserendo \u201c<strong>A \u2192 \u22a5<\/strong>\u201d, <strong><em>A<\/em><\/strong> <em>va rigettato<\/em>), perch\u00e9 l\u2019affermazione trivialista che tutto \u00e8 vero \u00e8 troppo anche per lui (anche se magari non \u00e8 troppo per \u201cchiunque\u201d: il trivialismo \u00e8 stato in effetti difeso, in modo interessante, in letteratura: cf. Kabay (2010)).<br>Per il dialeteista, essere non vero non \u00e8 avere una caratteristica incompatibile con la verit\u00e0.<br>Abbiamo la nostra vecchia contraddizione, che coinvolge la negazione.<br>Ma non abbiamo la corrispondente contraddizione assoluta, o istanza dell\u2019inaccettabile <strong>AC<\/strong>, ossia<strong> Tr\u3008L\u3009 &amp; Tr\u3008L\u3009<\/strong>.<br>L\u2019esclusione va presa come una nozione primitiva, di portata metafisica generale.<br>Un\u2019ipotesi di esclusione \u00e8, semplicemente, sempre ritirata quando <em>vien<\/em> <em>refutata<\/em>.<br>Supponiamo che \u00ab\u2022\u00bb stia per la nostra relazione di esclusione primitiva, che possiamo interpretare su coppie di caratteristiche o propriet\u00e0: \u00ab<strong>P \u2022 Q<\/strong>\u00bb va letto come \u00ab<em>le propriet\u00e0 <strong>P<\/strong> e <strong>Q<\/strong> sono incompatibili\u00bb, o \u00abAvere <strong>P<\/strong> esclude avere <strong>Q<\/strong>\u00bb, o <\/em>\u00ab<em>Esser<strong> P<\/strong> esclude esser <strong>Q<\/strong><\/em>\u00bb.<\/p>\n\n\n\n<p>Per il dialeteista, in generale,<br><strong>Tr\u3008~A\u3009 \u22ad Tr\u3008A\u3009<\/strong><br><strong>~Tr\u3008A\u3009 \u22ad Tr\u3008A\u3009.<\/strong><br>Ossia: falsit\u00e0 e non-verit\u00e0 non appartengono a {<strong>P| P \u2022 Truth<\/strong>}.<br>Questo ragionamento apre dunque le porte ad un concetto: &#8220;<strong>il paradosso del diniego<\/strong>&#8220;.<br>Il diniego \u00e8 un vero e proprio atto linguistico e il rifiuto, invece, un atteggiamento proposizionale (o stato cognitivo).<\/p>\n\n\n\n<p>Al diniego corrisponde come atto linguistico duale quello dell\u2019asserzione; al rifiuto corrisponde come atteggiamento proposizionale duale quello dell\u2019accettazione (o credenza).<br><em>Ora, \u00e8 ampiamente riconosciuto che questi atteggiamenti proposizionali siano strettamente collegati agli atti di diniego e asserzione, secondo questa relazione: accettazione e rifiuto sono, rispettivamente, atteggiamenti necessari agli atti di asserzione e diniego: <strong>si pensa che non sia possibile denegare (asserire) A senza averlo rifiutato (accettato).<\/strong><\/em><br>Tanto basti per la relazione tra diniego (asserzione) e rifiuto (accettazione).<br>Ma, chiediamoci: in che rapporto stanno questi con la negazione?<br>Diniego e rifiuto vengono, definiti sulla base della negazione (e dei loro duali), che viene ad assumere un ruolo prioritario rispetto ad essi.<\/p>\n\n\n\n<p>Tale posizione, tuttavia, \u00e8 stata messa in discussione.<br>Tra i suoi detrattori, una delle voci pi\u00f9 importanti \u00e8 quella dialeteista.<br>Per comprendere le ragioni dell\u2019opposizione dialeteista alla denial equivalence bisogna partire da un\u2019importante critica mossa al dialeteismo, che riguarda l\u2019esclusivit\u00e0 della negazione.<br>La negazione (per come viene classicamente intesa) \u00e8 esclusiva nel senso che la verit\u00e0 di <strong>A<\/strong> esclude la verit\u00e0 di<strong> \u00acA<\/strong>, e viceversa: un enunciato e la sua negazione sono pertanto incompatibili.<br><em>Tuttavia, nella concezione dialeteista esistono contraddizioni vere: dunque, un enunciato e la sua negazione sono compatibili.<\/em><br><strong><em>Per questa ragione, la negazione adottata dal dialeteista non \u00e8 esclusiva<\/em>.<\/strong><br>Ora, per\u00f2, se si ammette che l\u2019uso della negazione logica nel linguaggio naturale tolleri la verit\u00e0 di qualche contraddizione, la stessa critica dialeteista del Principio di Non Contraddizione (<strong>PNC<\/strong>) sembra non riesca ad esprimere quel che vorrebbe.<br>Dal momento che<strong> l\u2019asserzione<\/strong> e <strong>il diniego <\/strong>sono gli atti che esprimono questi atteggiamenti, ereditano anch&#8217;essi l\u2019esclusivit\u00e0: <strong><em>non \u00e8 possibile asserire e denegare contemporaneamente uno stesso enunciato.<\/em><\/strong> (<strong><em>ammenoch\u00e9 non vi sia una terza ragione occulta, un atto dimostrativo, qualcosa di controintuitivo che sfata ogni possibilit\u00e0 di analisi logica, ivi compresa quella dialeteica, quello che forse voleva dimostrare nei fatti Umberto!<\/em><\/strong>)<br>Dunque, il diniego dialeteista, cos\u00ec come anche quello teorizzato dalla visione ortodossa, \u00e8 esclusivo.<br>Per riassumere: secondo Priest \u00e8 possibile asserire un enunciato e la sua negazione, ma non \u00e8 possibile asserire e denegare lo stesso enunciato.<\/p>\n\n\n\n<div class=\"wp-block-image\"><figure class=\"aligncenter size-full\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" width=\"506\" height=\"289\" src=\"http:\/\/www.ceccato.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Insieme_01.png\" alt=\"\" class=\"wp-image-370\" srcset=\"http:\/\/www.ceccato.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Insieme_01.png 506w, http:\/\/www.ceccato.org\/wp-content\/uploads\/2022\/02\/Insieme_01-300x171.png 300w\" sizes=\"(max-width: 506px) 100vw, 506px\" \/><figcaption>Fig. 1: rappresentazione della posizione di Priest.<br>Secondo il dialeteismo, ci sono enunciati che sono sia veri che falsi.<br>Dunque, ci sono enunciati, ad esempio A, che sono sia V-evidenti (vi \u00e8 un\u2019evidenza a favore della loro verit\u00e0) che<br>F-evidenti (vi \u00e8 un\u2019evidenza a favore della loro falsit\u00e0).<br>Tali enunciati \u2014 i.e. dialeteie \u2014 sono asseribili, ma non denegabili, e lo stesso vale per quegli enunciati che sono solo<br>V-evidenti, ad esempio \u00acB. Invece, gli enunciati che sono denegabili sono quelli solo F-evidenti, come B.<\/figcaption><\/figure><\/div>\n\n\n\n<p>A titolo esemplificativo, si pu\u00f2 rifiutare\/denegare enunciati come \u00abIl trivialismo \u00e8 una tesi filosofica corretta\u00bb o \u00abNecessariamente, la consistenza \u00e8 una propriet\u00e0 desiderabile per ogni teoria logica\u00bb, mentre si possono accettare-asserire enunciati come \u00ab<em>L\u2019enunciato del mentitore \u00e8 vero<\/em>\u00bb, \u00ab<em>L\u2019enunciato del mentitore \u00e8 falso<\/em>\u00bb e \u00ab<em>Ogni contraddizione \u00e8 falsa<\/em>\u00bb.<br>Si pu\u00f2 dunque esprimere un enunciato: il diniego di <strong>A<\/strong> esprime il fatto che <strong>A<\/strong> \u00e8 assunto come solo falso, mentre il diniego di <strong>\u00acA<\/strong> esprime che <strong>A<\/strong> \u00e8 assunto come solo vero.<br>Questo uso del diniego suggerisce una teoria della deduzione naturale in cui venga incorporata l\u2019esclusivit\u00e0 negli atti linguistici dell\u2019assumere e del concludere, in modo che risulti estranea al significato del connettivo logico della negazione.<br>Questi atti possono essere intesi in un duplice modo: quello ordinario e quello esclusivo. Assumere un enunciato in un modo ordinario corrisponde a supporlo almeno vero, mentre assumerlo in modo esclusivo corrisponde a ritenerlo solo vero.<br>Similmente, provare un enunciato in modo ordinario significa provare che \u00e8 (sotto certe assunzioni) almeno vero, mentre provarlo in modo esclusivo significa provare che \u00e8 solo vero.<br>Ne segue che le prove di <strong>A<\/strong> e <strong>\u00acA<\/strong> in modo esclusivo sono incompatibili, nel senso che, in principio, conducono inevitabilmente alla refutazione di qualche assunzione da cui dipendono.<br>Il dialeteista ritiene esista almeno una coppia di enunciati <strong>A<\/strong> e <strong>\u00acA<\/strong> entrambi asseribili, <strong>A<\/strong> risulta contemporaneamente asseribile e denegabile.<br>Dunque, il dialeteista che intenda fare ricorso alla nozione esclusiva di diniego non pu\u00f2 definirla in funzione della negazione, e deve assumerla come primitiva, sostenendo come questi concetti \u2014 i.e. negazione e diniego \u2014 siano indipendenti.<br><br>In sintesi, un enunciato<strong> A<\/strong> \u00e8 (almeno) vero se <strong>1 \u2208 \u03bd(A)<\/strong>, \u00e8 (almeno) falso se <strong>0 \u2208 \u03bd(A)<\/strong>; <strong>A<\/strong> \u00e8 solo vero se <strong>0 \u2209 \u03bd(A<\/strong>), \u00e8 solo falso se <strong>1 \u2209 \u03bd(A)<\/strong>.<br>Questa semantica viene successivamente estesa in modo analogo alla semantica di FOL = (First Order Logic).<br>Per semplicit\u00e0, assumiamo che in L ci sia un nome per ogni oggetto del dominio di quantificazione, <strong>D<\/strong>.<br>La funzione di valutazione \u03bd assegna a ogni costante individuale un membro di <strong>D<\/strong> e a ogni predicato unario P due sottoinsiemi di <strong>D<\/strong>: l\u2019estensione <strong>P +<\/strong> e l\u2019anti-estensione <strong>P \u2013<\/strong> . <strong>P +<\/strong> e <strong>P \u2013<\/strong> possono avere intersezione non-vuota<br>e sono tali che <strong>P + \u222a P \u2013 = D<\/strong>. Allora:<\/p>\n\n\n\n<p>\u03bd(<strong>Pa) = {1} se a \u2208 P + \u2013 P \u2013<br>\u03bd(Pa) = {0} se a \u2208 P \u2013 \u2013 P +<br>\u03bd(Pa) = {0,1} se a \u2208 P + \u2229 P \u2013<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Per i predicati con ariet\u00e0 &gt;1 l\u2019estensione \u00e8 simile. Per l\u2019identit\u00e0 abbiamo:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>(=) + = {(a,a): a \u2208 D<\/strong>}<\/p>\n\n\n\n<p>mentre <strong>(=) <\/strong>\u2013 \u00e8 arbitrario, col solo vincolo che <strong>(=) + \u222a (=) + = D<\/strong>.<br>Le clausole per i quantificatori universale ed esistenziale sono analoghe, rispettivamente, a quelle della congiunzione e della disgiunzione.<br>Infine, estendiamo la semantica di <strong>LP<\/strong> introducendo una nuova nozione di modello e, con essa, la relazione di conseguenza semantica.<br>Sia <strong>S<\/strong> un insieme di formule di L, alcune delle quali stellate (i.e. segnate dalla stella \u2217).<br>Un modello <strong>M<\/strong> di <strong>S<\/strong> \u00e8 una interpretazione in <strong>LP<\/strong> in cui tutte le formule di <strong>S <\/strong>sono vere e quelle stellate sono solo vere. <\/p>\n\n\n\n<p>Una formula <strong>A<\/strong> (una formula stellata <strong>A \u2217<\/strong>) \u00e8 conseguenza semantica di un insieme <strong>S<\/strong> di formule potenzialmente stellate, in simboli <strong>S \u22a8 A(\u2217)<\/strong>, se \u00e8 vera (solo vera) in ogni modello di <strong>S<\/strong>.<br>Siano <strong>A, B, C, \u2026<\/strong> formule del linguaggio <strong>L<\/strong>, e sia<strong> \u0393 <\/strong>un insieme finito di formule potenzialmente stellate.<br>Un <em>sequente<\/em> \u00e8 un\u2019espressione che possiede la forma seguente:<\/p>\n\n\n\n<p><strong>\u0393 \u22a2 C(\u2217)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Da leggersi: \u00abDalle assunzioni in \u0393 si inferisce la conclusione C (in modo ordinario o esclusivo)\u00bb.<br>Le formule non stellate appartenenti a \u0393 sono assunte in modo ordinario (sono assunte come almeno vere), mentre quelle stellate sono assunte in modo esclusivo (sono assunte come solo vere).<br>In modo analogo, anche la conclusione C pu\u00f2 essere derivata in modo ordinario o esclusivo.<\/p>\n\n\n\n<p><strong>Si ri<em>manda l&#8217;approfondimento alle regole d\u2019inferenza fondamentali di DLEAC (Logica Dialeteista con Assunzioni e Conclusioni Esclusive).<\/em><\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Il diniego dialeteista di <strong>A<\/strong> \u00e8 pi\u00f9 forte dell\u2019asserzione di <strong>\u00acA<\/strong>: denegare <strong>A<\/strong> non corrisponde ad asserire <strong>\u00acA<\/strong>, poich\u00e9 <strong>A<\/strong> e <strong>\u00acA<\/strong> possono essere entrambi correttamente asseribili e, volendo mantenere l\u2019esclusivit\u00e0 del diniego, <strong>A <\/strong>non pu\u00f2 essere sia asserito che denegato.<br>Per questa ragione, come osservato in Littmann e Simmons (2004), dal momento che il dialeteista adotta una relazione non-standard tra asseribilit\u00e0 e diniego, deve fornire una teoria che non solo descriva in modo soddisfacente queste nozioni, ma che sia anche capace di far fronte ad eventuali paradossi che sono generati a partire da esse.<br>Dalla nozione dialeteista di diniego non si possono generare paradossi semantici.<br>Il piano semantico va considerato come prioritario rispetto a quello pragmatico.<br>Pi\u00f9 chiaramente: le nozioni pragmatiche, come gli atti di diniego e asserzione, o gli atteggiamenti proposizionali di accettazione e rifiuto, dipendono dalle (sono definiti in termini delle) nozioni semantiche di verit\u00e0 e falsit\u00e0, ma non vale il contrario.<br>D\u2019altronde, un enunciato \u00e8 vero (falso) a prescindere dal fatto che sia accettabile (rifiutabile)<br>o asseribile (denegabile), mentre che un enunciato sia accettabile (rifiutabile) e asseribile (denegabile) dipende proprio dalla (evidenza della) sua verit\u00e0 (falsit\u00e0).<br><strong><em>Per un dialeteista, un enunciato potrebbe essere asseribile anche nel caso ci siano evidenze della sua falsit\u00e0.<\/em><\/strong><br><strong><em>Infatti, questo enunciato potrebbe essere una dialeteia, e dunque anche vero (oltre che falso).<\/em><\/strong><br>Allora, se ci fossero evidenze anche in favore della sua verit\u00e0, ovvero se ci fossero evidenze a sostegno del fatto che l\u2019enunciato sia una dialeteia, nel quadro dialeteista l\u2019enunciato risulterebbe asseribile.<\/p>\n\n\n\n<p><strong><em>Una dimostrazione matematica o una prova empirica rappresentino due esempi di buone evidenze per la verit\u00e0 (o la falsit\u00e0) di un enunciato. <\/em><\/strong>Tuttavia, questa nozione rimane abbastanza vaga e per lo pi\u00f9 basata su una sua comprensione intuitiva. <strong>(Ma \u00e8 quello che ha probabilmente messo in pratica Umberto!)<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>Ora, una proposta piuttosto semplice e naturale \u00e8 quella di definire accettazione e rifiuto nel modo seguente:<br><strong>Accettare<\/strong><em>. Un soggetto dovrebbe accettare <strong>p<\/strong> se c\u2019\u00e8 un\u2019evidenza della sua verit\u00e0 migliore rispetto all\u2019evidenza della sua non-verit\u00e0. <\/em><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Rifiutare<\/strong>. <em>Un soggetto dovrebbe rifiutare <strong>p<\/strong> se c\u2019\u00e8 un\u2019evidenza della sua non-verit\u00e0 migliore rispetto all\u2019evidenza della sua verit\u00e0.<\/em><\/p>\n\n\n\n<p><br>Adottando questa strategia, l\u2019esclusivit\u00e0 di accettazione e rifiuto dipende dalla possibilit\u00e0 di confrontare le evidenze e di stabilirne un ordine stretto: ovvero, che date due evidenze sia sempre possibile individuarne una migliore \u2013 di maggior valore.<br>A questo punto, allora, la questione si sposta sui criteri di valutazione di un\u2019evidenza, e diventano importanti domande come: esistono tali criteri? Ammesso che esistano, sono essi in grado di determinare la superiorit\u00e0 di un\u2019evidenza rispetto ad un\u2019altra in qualsiasi comparazione di evidenze si faccia?<br>Riassumendo: se si chiarisse la nozione di buona evidenza, riuscendo a fornirne una teoria che stabilisca un metodo per ordinare strettamente le evidenze in funzione del loro valore (della loro bont\u00e0), assumendo Accettare* e Rifiutare* si otterrebbe nuovamente l\u2019esclusivit\u00e0 delle nozioni di accettazione e rifiuto (e di asserzione e diniego), col vantaggio di non incorrere in un\u2019asimmetria difficilmente giustificabile.<br><em><strong>Che questo si riesca a fare, per\u00f2, \u00e8 molto discutibile.<\/strong><\/em><br>Pensiamo, infatti, che per quanto sia talvolta possibile stabilire quali evidenze contano pi\u00f9 di altre, ci siano casi vaghi (in cui il confronto non conduce a nessun esito) e casi di pareggio.<br>Il fatto che l\u2019esito di questa nuova strategia sia la sospensione del giudizio pu\u00f2 sembrare positivo per un dialeteista. <\/p>\n\n\n\n<p><em>Per certi versi, la sospensione del giudizio si presenta come una reazione spontanea e pre-teoricamente attraente.<\/em><br>Il problema \u00e8 che accettare questo approccio ha conseguenze gravi per il dialeteismo.<br>Infatti, simili casi di pareggio delle evidenze si hanno tipicamente proprio nelle dialeteie, che risulterebbero cos\u00ec non pi\u00f9 asseribili.<br>Ne seguirebbe che le dialeteie, pur essendo sia vere che false, non andrebbero comunque asserite.<br>In questo modo uno dei tratti pi\u00f9 tipici del dialeteismo si perderebbe.<br>Per ovviare a questo esito radicale, il dialeteista potrebbe proporre di emendare ulteriormente la norma che regola il rifiuto in questo modo: Rifiutare<strong>. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>Un soggetto dovrebbe rifiutare p se c\u2019\u00e8 evidenza della sola non-verit\u00e0 di p. <\/strong><\/p>\n\n\n\n<p><strong>La differenza con Rifiutare* \u00e8 che Rifiutare<\/strong> chiede che vi sia evidenza che p sia solo non vera.<br>Il ch\u00e9 significa che l\u2019evidenza che p sia non vera non sarebbe sufficiente a legittimare il rifiuto di <strong>p<\/strong>.<br>Affinch\u00e9 p sia rifiutabile, dovrebbe esserci evidenza che p sia solo non vera.<br>Pi\u00f9 in generale, in un dilemma ci sono due enunciati \u03b1 e<strong> \u03b2<\/strong>, tali che <strong>\u00f8\u00ac(\u03b1 \u2227 \u03b2)<\/strong>, <strong>O\u03b1<\/strong> e <strong>O\u03b2<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>In particolare, un dilemma \u00e8 detto razionale quando nella situazione appena descritta l\u2019obbligo non \u00e8 di natura etica, o di altro tipo, bens\u00ec \u00e8 imposto dalla razionalit\u00e0. <\/p>\n\n\n\n<p>Ora, un punto importante da sottolineare \u00e8 che \u00ab<em><strong>[a]<\/strong> dilemma is not a contradiction, of the form<strong> \u00d8 and \u00ac\u00d8<\/strong><\/em>\u00bb (Priest, 2002, p. 11). Priest fa l\u2019esempio del paradosso dell\u2019irrazionalit\u00e0, che classifica proprio come dilemma razionale.<br><strong>Sia \u03c1 l\u2019enunciato:(\u03c1) \u00c8 irrazionale accettare \u03c1<\/strong><br>\u00c8 possibile dimostrare che<strong> \u03c1<\/strong> d\u00e0 luogo ad un dilemma razionale.<br>Dimostrazione:<br>Sia <strong>B <\/strong>l\u2019operatore di credenza \u00abCredere (accettare) che\u00bb e si rappresenti \u00ab<strong>\u00c8 irrazionale che<\/strong>\u00bb con <strong>I.<\/strong> <\/p>\n\n\n\n<p>L\u2019enunciato \u03c1 diventa<strong> IB\u03c1<\/strong>. Si assume lo schema <strong>(P): IB(\u03b1 \u2227 IB\u03b1) per ogni \u03b1<\/strong>. <\/p>\n\n\n\n<p>A questo punto, si procede nel modo seguente:<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-text-align-center has-large-font-size\"><strong><u>IB (\u03c1 \u2227 IB\u03c1)<br>IB (\u03c1 \u2227 \u03c1)<br>IB <\/u>(\u03c1)<br>\u03c1<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-medium-font-size\">Assumendo che <strong>IB\u03b1 \u22a2 <em><strong>\u00d8<\/strong><\/em>\u00acB\u03b1 e che se \u22a2 \u03b1 allora \u22a2<em><strong>\u00d8<\/strong><\/em>B\u03b1<\/strong>, otteniamo <strong><em><strong>\u00d8<\/strong><\/em>\u00acB\u03c1 e <em><strong>\u00d8<\/strong><\/em>B\u03c1<\/strong>, che insieme a <strong><em><strong>\u00d8<\/strong><\/em>\u00ac(B\u03c1 \u2227 \u00acB\u03c1) <\/strong>danno luogo al dilemma.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-vivid-red-color has-text-color has-medium-font-size\"><strong>Nel caso di \u03c1, la razionalit\u00e0 richiederebbe di fare una cosa impossibile.<\/strong><br><em><strong>Nessuno (tantomeno un dialeteista) pu\u00f2 escludere a priori l\u2019esistenza di tali dilemmi:<\/strong><\/em><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-medium-font-size\"><br>Chiediamoci: il paradosso del diniego \u00e8 un caso di dilemma razionale?<br>L\u2019enunciato <strong>D<\/strong> consente di costruire un tale dilemma.<br>Indichiamo con <strong>? <\/strong> l\u2019operatore di asserzione, che sta per \u00ab<strong>Asserire che<\/strong>\u00bb, e con <strong>? <\/strong>l\u2019operatore di diniego, che sta per \u00ab<strong>Denegare che<\/strong>\u00bb.<br>Ora, secondo la visione di Priest, l\u2019asserzione e il diniego sono necessariamente esclusivi, ovvero <strong><em><strong>\u00d8<\/strong><\/em>\u00ac(?D \u2227 ?D)<\/strong>.<br>Tuttavia, abbiamo dimostrato che <strong>D<\/strong> \u00e8 sia asseribile che denegabile.<br>In quanto asseribile, la razionalit\u00e0 ci impone di asserire <strong>D<\/strong>, ovvero <strong><em><strong>\u00d8<\/strong><\/em>?D<\/strong>.<br>In quanto denegabile, la razionalit\u00e0 ci impone di denegare <strong>D<\/strong>, ovvero <strong><em><strong>\u00d8<\/strong><\/em>?D<\/strong>.<br><strong>Dunque, il dilemma \u00e8 servito.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p class=\"has-black-color has-text-color has-medium-font-size\"><br>Tuttavia, questo argomento e il paradosso del diniego sono due cose distinte.<br>Certo, si pu\u00f2 sostenere a rigor di logica che Il paradosso del diniego non sia un dilemma: \u00e8 un argomento che conduce ad una contraddizione tout court, e non un argomento che conduce a fare qualcosa di impossibile.<br>Dunque, mentre il dilemma razionale derivabile da <strong>D<\/strong> pu\u00f2 essere accettato da Priest come \u00ab<em><strong>fact of life<\/strong><\/em>\u00bb, lo stesso non pu\u00f2 dirsi per il paradosso del diniego, che esige una risposta differente dal dialeteista:<br>\u00e8 possibile formulare dei casi paradossali che minacciano la legittimit\u00e0 del dialeteismo.<br>Rispetto a questa situazione, il dialeteista pu\u00f2 tentare almeno due contromosse: raffinare le nozioni pragmatiche di cui fa uso, oppure ammettere l\u2019esistenza di dilemmi razionali, mostrando che il paradosso del diniego \u00e8 proprio un caso dilemmatico.<br>Nel primo caso, se si sceglie il raffinamento suggerito da Priest, la conseguenza \u00e8 un\u2019asimmetria delle nozioni di asserzione e diniego (<em>di accettazione e rifiuto<\/em>) che riteniamo inaccettabile sulla base della nostra pratica ordinaria della razionalit\u00e0.<br>Se, invece, si va nella direzione di un raffinamento della nozione di buona evidenza, bisogna mostrare che sia sempre possibile ordinare strettamente le evidenze in funzione del loro valore: un\u2019opzione difficilmente sostenibile, come mostrato dall\u2019esempio del mentitore rinforzato.<br>Nel secondo caso, la nozione di dilemma razionale definita da Priest non si applica al paradosso del diniego, la cui conclusione \u00e8 una contraddizione e non una richiesta di svolgere un\u2019azione impossibile.<br>In conclusione, se il dialeteista vuole insistere nel difendere la sua posizione sembra sia chiamato a fornire una risposta pi\u00f9 convincente rispetto a quelle sin qui esaminate.<br><strong><em>L&#8217;esposizione adottata \u00e8 stata presa in prestito dal testo del libro sul dialeteismo, che forse \u00e8 l&#8217;unico sistema inferenziale che pu\u00f2 essere <\/em>adottato per cercare di capire le dinamiche di scelte paradossali.<\/strong><\/p>\n\n\n\n<p>note di redazione: <\/p>\n\n\n\n<p>Per il dialeteismo ci sono contraddizioni vere.<br>Questa concezione filosofica ha assunto una forma chiara e definita a partire dal lavoro<br>del filosofo e logico Graham Priest \u2013 uno dei suoi padri fondatori, nonch\u00e9 uno dei suoi pi\u00f9<br>strenui difensori.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Voglio ricordarti cos\u00ec, come quando eravamo giovani e forti, quando le nostre menti viaggiavano alla velocit\u00e0 della luce su teorie delle quali solo in poche persone al mondo sono state in grado di compiere le nostre evoluzioni! 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